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Thursday, January 10, 2013
Allacciate le cinture di sicurezza
Un video raccoglie insieme le più emozionante sequenze di volo viste al cinema.
Saturday, September 01, 2012
Le inquadrature dall'alto di Wes Anderson
A ciascuno il suo... marchio di fabbrica, verrebbe da dire. Per un Quentin Tarantino che ama le riprese da dentro i cofani o dal pavimento c'è sempre anche un Wes Anderson che ama le riprese dal soffitto.
Le inquadrature dal basso di Quentin Tarantino
Le inquadrature dal basso di Quentin Tarantino. Un vero e proprio marchio di fabbrica o, se preferite, una firma inconfondibile.
Le musiche è presa da Kill Bill - Volume 1 (la scena in cui Hattori Hanzo mostra la stanza con la sua collezione di katane).
I suoni di Darren Aronofsky
I suoni di Darren Aronofsky in un montaggio serrato di immagini dei suoi film
La prospettiva centrale di Stanley Kubrick
La prospettiva centrale di Stanley Kubrick in alcune delle più belle immagini dei sui film. Grandi immagini e grande musica di Clint Mansell (da Requiem for a Dream).
Monday, January 30, 2012
Il ritorno del Cavaliere Oscuro - Main Titles
Non so se siano davvero i titoli di testa ufficiali del nuovo film di Batman diretto da Christopher Nolan, ma sembra cmq un video fatto molto bene. Forse ha bisogno ancora di qualche rifinitura qua e là, ma è già un ottimo lavoro.
Il film uscirà in Italia quest'estate.
Friday, July 15, 2011
Inner peace is the key!
Thursday, February 03, 2011
Everything is a remix: Kill Bill
Un fantastico video che mostra molti degli omaggi, dei rimandi e delle fonti di ispirazione che Quentin Tarantino ha inserito nei suoi Kill Bill.
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Quentin Tarantino
Sunday, September 19, 2010
I segreti del trailer di Paranormal Activity 2
Interessante curiosità del trailer di Paranormal Activity 2 sul sito ufficiale. Ad una prima visione non sembra ci sia niente di strano, ma guardatelo una seconda volta. Verso la metà, quando vedete la cucina, usate il mouse e cliccando sulla barra del player tornate indietro di qualche secondo (magari provate qualche volta se non dovesse funzionare al primo tentativo). A questo punto il trailer sembra mutare e ci mostra nuove immagini "inquientanti".
Suppongo che il trucco funzioni solamente sul Sito ufficiale.
Suppongo che il trucco funzioni solamente sul Sito ufficiale.
Saturday, July 24, 2010
Megamind: What if the bad guy won?
Il manifesto "No You Can't!" è fantastico! Lo voglio!
Thursday, July 08, 2010
Attenti alla luna piena!
Even a man who is pure in heart and says his prayers by night
may become a wolf when the wolfbane blooms
and the autumn moon is bright.
(Anche l'uomo che ha puro il suo cuore, ed ogni giorno si raccoglie in preghiera, può diventar lupo se fiorisce l'aconito, e la luna piena splende la sera)

Negli anni ’30 e ’40 la Universal Pictures ha distribuito una serie di film horror che hanno creato un nuovo genere di intrattenimento per il pubblico: i monster movie. Trasformandosi in icone come Dracula, il mostro di Frankenstein, la Mummia e l’Uomo Invisibile, attori leggendari come Bela Lugosi, Boris Karloff e Claude Rains hanno interpretato incubi di celluloide precedentemente solo a disposizione dell’immaginazione dei lettori.
may become a wolf when the wolfbane blooms
and the autumn moon is bright.
(Anche l'uomo che ha puro il suo cuore, ed ogni giorno si raccoglie in preghiera, può diventar lupo se fiorisce l'aconito, e la luna piena splende la sera)
Negli anni ’30 e ’40 la Universal Pictures ha distribuito una serie di film horror che hanno creato un nuovo genere di intrattenimento per il pubblico: i monster movie. Trasformandosi in icone come Dracula, il mostro di Frankenstein, la Mummia e l’Uomo Invisibile, attori leggendari come Bela Lugosi, Boris Karloff e Claude Rains hanno interpretato incubi di celluloide precedentemente solo a disposizione dell’immaginazione dei lettori.
Una delle più indimenticabili di queste creature è senz'altro l'Uomo Lupo che ci accompagna da quando Lon Chaney, Jr. l’ha introdotta nel 1941. Un uomo solitario costretto a sottostare alla parte più primitiva del suo spirito ha ossessionato il pubblico cinematografico che, con il fiato sospeso, l’ha visto trasformarsi in un essere disumano. Con la luna piena lui scatenava una rabbia primigenia che nasceva dall’ombra più oscura della sua psiche.
Ispirato al classico film della Universal che ha lanciato l’horror, Wolfman di Joe Johnston, da ieri disponibile in DVD e BLU-RAY, riporta alle sue origini leggendarie il mito di un uomo maledetto.

Proprio ieri, in occasione del lancio del film in BLU-RAY e DVD, la Universal Pictures ha invitato alcuni bloggers, tra cui il sottoscritto, a partecipare alla presentazione del BLU-RAY. Ci hanno mostrato alcuni contenuti speciali su uno schermo da 50 pollici da far venire i brividi (anche se il mio 40 si difende ancora bene) e infine ci hanno fatto assistere ad una proiezione del film nella bellissima saletta cinematografica.
Tra i vari contenuti speciali della bella edizione spicca quello dedicato al mago del makeup, Rick Baker (sei volte vincitore del premio Oscar per i lavori su pellicole come Un Lupo Mannaro Americano a Londra, Ed Wood), che rivela tutta la sua passione per il film originale e quanto questo sia stato importante nel determinare le scelte finali per la creazione del mostro.

Proprio ieri, in occasione del lancio del film in BLU-RAY e DVD, la Universal Pictures ha invitato alcuni bloggers, tra cui il sottoscritto, a partecipare alla presentazione del BLU-RAY. Ci hanno mostrato alcuni contenuti speciali su uno schermo da 50 pollici da far venire i brividi (anche se il mio 40 si difende ancora bene) e infine ci hanno fatto assistere ad una proiezione del film nella bellissima saletta cinematografica.
Tra i vari contenuti speciali della bella edizione spicca quello dedicato al mago del makeup, Rick Baker (sei volte vincitore del premio Oscar per i lavori su pellicole come Un Lupo Mannaro Americano a Londra, Ed Wood), che rivela tutta la sua passione per il film originale e quanto questo sia stato importante nel determinare le scelte finali per la creazione del mostro.
Wednesday, January 20, 2010
Friday, July 24, 2009
Thursday, July 23, 2009
Tuesday, July 14, 2009
SIGNS / SEGNI
Monday, March 23, 2009
Mostri contro Alieni
Monday, March 10, 2008
Stanno arrivando!!!
Friday, February 15, 2008
Siete pronti per un Pandamonio?
Sunday, February 10, 2008
Into The Wild: fuori dal mondo
Emozioni molto contrastanti mi ha suscitato l'ultimo film di Sean Penn, Into The Wild. Se da un lato ho apprezzato molto la spendida colonna sonora e da un altro anche lo stile di regia non mi è dispiaciuto affatto, da un altro ancora invece la vicenda raccontata mi ha lasciato alquanto interdetto.
La scelta di Eddie Vedder per le canzoni l'ho trovata perfetta. Non saprei pensare a un gruppo diverso dai Pearl Jam per un film che racconta di una fuga.
Dietro la macchina da presa Sean Penn se la cava con grande abilità. Nonostante possa sembrare a tratti un po' prolisso, abusando della voce fuori campo, il film scorre senza grandi pause.
Quello che invece non mi ha convinto fino in fondo è proprio il personaggio e, di riflesso, la sua storia. Certamente la sua "urgenza" e il suo malessere sono condivisibili. Viviamo in una società che ci impone un certo modo di essere e in cui nessuno può effettuare una scelta che sia completamente libera dagli schemi prefissati dalla società stessa. Ma fuggire dal mondo potrà cambiare questa condizione? Può darsi... Di certo non nel modo improvvisato messo in atto da Chris, o se preferite, da Alex Supertramp.
E' davvero necessario scappare da tutto e da tutti per arrivare a capire che "la felicità è reale solamente quando viene condivisa"? Senza considerare le profonde ferite inferte alle persone abbandonate lungo la strada. E anche a se stesso. Nessun uomo è un'isola diceva un poeta. Quindi è certamente importante ricercare continuamente nuove esperienze, perseguire la verità autentica e mantenersi folli, ma se tutte queste cose non vengono condivise, difficilmente si potrà andare in giro sorridenti.


Chiudo con qualche frammento dei versi della colonna sonora e un video tratto sempre dalla stessa.
It's a mystery to me
We have a greed, with which we have agreed
And you think you have to want more than you need
Until you have it all, you won't be free
Society, you're a crazy breed
Hope you're not lonely, without me
...
Society, crazy indeed
Hope you're not lonely, without me
Society, have mercy on me
I hope you're not angry, if i disagree
PS: è da una quindic'anni che lo dico, ma sempre meglio ribadirlo... in un'altra vita gradirei molto avere la voce di Eddie Vedder, chiaramente sempre se non è disponibile quella di Bono. Graaaazie. ^__^
La scelta di Eddie Vedder per le canzoni l'ho trovata perfetta. Non saprei pensare a un gruppo diverso dai Pearl Jam per un film che racconta di una fuga.
Dietro la macchina da presa Sean Penn se la cava con grande abilità. Nonostante possa sembrare a tratti un po' prolisso, abusando della voce fuori campo, il film scorre senza grandi pause.
Quello che invece non mi ha convinto fino in fondo è proprio il personaggio e, di riflesso, la sua storia. Certamente la sua "urgenza" e il suo malessere sono condivisibili. Viviamo in una società che ci impone un certo modo di essere e in cui nessuno può effettuare una scelta che sia completamente libera dagli schemi prefissati dalla società stessa. Ma fuggire dal mondo potrà cambiare questa condizione? Può darsi... Di certo non nel modo improvvisato messo in atto da Chris, o se preferite, da Alex Supertramp.
E' davvero necessario scappare da tutto e da tutti per arrivare a capire che "la felicità è reale solamente quando viene condivisa"? Senza considerare le profonde ferite inferte alle persone abbandonate lungo la strada. E anche a se stesso. Nessun uomo è un'isola diceva un poeta. Quindi è certamente importante ricercare continuamente nuove esperienze, perseguire la verità autentica e mantenersi folli, ma se tutte queste cose non vengono condivise, difficilmente si potrà andare in giro sorridenti.


Chiudo con qualche frammento dei versi della colonna sonora e un video tratto sempre dalla stessa.
It's a mystery to me
We have a greed, with which we have agreed
And you think you have to want more than you need
Until you have it all, you won't be free
Society, you're a crazy breed
Hope you're not lonely, without me
...
Society, crazy indeed
Hope you're not lonely, without me
Society, have mercy on me
I hope you're not angry, if i disagree
PS: è da una quindic'anni che lo dico, ma sempre meglio ribadirlo... in un'altra vita gradirei molto avere la voce di Eddie Vedder, chiaramente sempre se non è disponibile quella di Bono. Graaaazie. ^__^
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Friday, February 01, 2008
Cloverfield: filmati della catastrofe
Qualche giorno fa ho avuto l'occasione di vedere Cloverfield di Matt Reeves.
La prima cosa che colpisce di questo film è che non si presenta come un film. Verrebbe da dire che non è nemmeno un film! Inizia infatti come se un funzionario del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti avesse infilato una videocassetta ritrovata sul luogo di una "particolare" catastrofe. In altre parole, in qualunque altro film si tratterebbe di un oggetto di passaggio che magari viene mostrato per pochi minuti prima di tornare al film vero e proprio. Qui non si limita a far parte del racconto, ma è il racconto stesso. Un elemento solitamente narrativo diventa così l'unico narratore della storia.
L'idea di base è certamente molto interessante, fortemente ispirata alla scena contemporanea, ormai sempre più caratterizzata dalla diffusione di video amatoriali che documentano gli episodi più tragici e allo stesso tempo più spettacolari della storia del nostro pianeta. Sono gli anni in cui qualunque individuo ha la possibilità di girare il proprio video e condividerlo con migliaia di persone. Sono gli anni in cui le immagini di disatri naturali o di attentati terroristici possono essere visti a distanza di migliaia di km sulla Rete. Ormai sono sempre di meno le persone che non hanno mai utilizzato una videocamera. Per questo mi sembra di vedere tratti di genialità nell'idea che sta alla base del film di Reeves: trasformare un film catastrofico in un vero e proprio reportage... che, nonostante l'intenzione di farlo sembrare un lungo filmato amatoriale, si tratta comunque di un film ha ben poco di amatoriale e molto di cinematografico.
Come dicevo infatti, una prima impressione che si può avere vedendo Cloverfield è che si tratti di qualcosa che non sia propriamente un film, ma soffermandosi più attentamente su alcui passaggi della visione e andando oltre i movimenti convulsi e volutamente dilettanteschi, ci si potrà accorgere della cura con cui è stato scritto e costruito.
Una delle prime differenze che si nota è senz'altro nella qualità narrativa delle sequenze. la tensione narrativa è tenuta sempre molto viva. Non c'è un istante in cui cali. Anche i passaggi "morti" riescono a mantenere una forte carica comunicativa. Molto spesso nei filmati amatoriali più lunghi capita di vedere ampie sequenze in cui l'operatore si è soffermato su situazioni che non aggiungono nulla alla narrazione. La videocamera di Hud non perde mai il contatto con il centro dell'azione... spesso arriva un attimo dopo che un evento è accaduto ma riesce sempre a comunicare la situazione, le reazioni e le emozioni dei protagonisti. Qualcuno potrebbe obiettare che è inverosimile che mantenga la camera accesa anche nei momenti più estremi, ma si tratta di un espediente narrativo senza il quale il film non avrebbe avuto luogo.
Un altro elemento da rilevare è certamente la cura che è stata dedicata ai personaggi. Solitamente in un film dove il protagonista centrale è la catastrofe, i personaggi finiscono per fare da sfondo, senza venir caratterizzati in modo ben definito.
In questo film sono due gli espedienti utilizzati da regista e sceneggiatori per lasciare che anche i personaggi godessero dello spazio necessario per apparire ben delineati: la festa all'inizio del film e gli spezzoni del filmato impresso nella cassetta su cui Hud sta registrando. La festa è sicuramente il momento più importante da questo punto di vista, perchè gran parte della caratterizzazione dei personaggi viene mostrata e costruita qui. La festa iniziale rappresenta così l'occasione per il regista di mostrare le dinamiche fondamentali che legano i protagonisti. Dopo, una volta immersi nella tragedia i momenti saranno sempre più sporadici.
Il secondo espediente utilizzato da Reeves è quello degli spezzoni di filmato che in alcuni punti interrompono la ripresa di Hud. Si tratta di immagini che contrastano in modo fortissimo con quelle che mostrano Manhattan venire distrutta. Grazie ad esse, il regista ha la possibilità di dare rilievo al rapporto che c'è tra i due personaggi principali e di cui pochi altri personaggi del film sono a conoscenza. Addirittura il film comincia con una sequenza di questo filmato, per concludersi con il doppio saluto degli stessi protagonisti: prima sotto le macerie del ponte di Central Park, poi in un parco divertimenti a conclusione di "una bella giornata".
Credo sarà difficile creare un filone da questo Cloverfield, proprio per la sua peculiare scelta stilistica, che già metterà a dura prova la resistenza di molti. Si tratta comunque di una pellicola molto valida e girata con una grande attenzione cinematografica. Di sicuro è molto più di quello che sembra.

La prima cosa che colpisce di questo film è che non si presenta come un film. Verrebbe da dire che non è nemmeno un film! Inizia infatti come se un funzionario del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti avesse infilato una videocassetta ritrovata sul luogo di una "particolare" catastrofe. In altre parole, in qualunque altro film si tratterebbe di un oggetto di passaggio che magari viene mostrato per pochi minuti prima di tornare al film vero e proprio. Qui non si limita a far parte del racconto, ma è il racconto stesso. Un elemento solitamente narrativo diventa così l'unico narratore della storia.
L'idea di base è certamente molto interessante, fortemente ispirata alla scena contemporanea, ormai sempre più caratterizzata dalla diffusione di video amatoriali che documentano gli episodi più tragici e allo stesso tempo più spettacolari della storia del nostro pianeta. Sono gli anni in cui qualunque individuo ha la possibilità di girare il proprio video e condividerlo con migliaia di persone. Sono gli anni in cui le immagini di disatri naturali o di attentati terroristici possono essere visti a distanza di migliaia di km sulla Rete. Ormai sono sempre di meno le persone che non hanno mai utilizzato una videocamera. Per questo mi sembra di vedere tratti di genialità nell'idea che sta alla base del film di Reeves: trasformare un film catastrofico in un vero e proprio reportage... che, nonostante l'intenzione di farlo sembrare un lungo filmato amatoriale, si tratta comunque di un film ha ben poco di amatoriale e molto di cinematografico.
Come dicevo infatti, una prima impressione che si può avere vedendo Cloverfield è che si tratti di qualcosa che non sia propriamente un film, ma soffermandosi più attentamente su alcui passaggi della visione e andando oltre i movimenti convulsi e volutamente dilettanteschi, ci si potrà accorgere della cura con cui è stato scritto e costruito.
Una delle prime differenze che si nota è senz'altro nella qualità narrativa delle sequenze. la tensione narrativa è tenuta sempre molto viva. Non c'è un istante in cui cali. Anche i passaggi "morti" riescono a mantenere una forte carica comunicativa. Molto spesso nei filmati amatoriali più lunghi capita di vedere ampie sequenze in cui l'operatore si è soffermato su situazioni che non aggiungono nulla alla narrazione. La videocamera di Hud non perde mai il contatto con il centro dell'azione... spesso arriva un attimo dopo che un evento è accaduto ma riesce sempre a comunicare la situazione, le reazioni e le emozioni dei protagonisti. Qualcuno potrebbe obiettare che è inverosimile che mantenga la camera accesa anche nei momenti più estremi, ma si tratta di un espediente narrativo senza il quale il film non avrebbe avuto luogo.
Un altro elemento da rilevare è certamente la cura che è stata dedicata ai personaggi. Solitamente in un film dove il protagonista centrale è la catastrofe, i personaggi finiscono per fare da sfondo, senza venir caratterizzati in modo ben definito.
In questo film sono due gli espedienti utilizzati da regista e sceneggiatori per lasciare che anche i personaggi godessero dello spazio necessario per apparire ben delineati: la festa all'inizio del film e gli spezzoni del filmato impresso nella cassetta su cui Hud sta registrando. La festa è sicuramente il momento più importante da questo punto di vista, perchè gran parte della caratterizzazione dei personaggi viene mostrata e costruita qui. La festa iniziale rappresenta così l'occasione per il regista di mostrare le dinamiche fondamentali che legano i protagonisti. Dopo, una volta immersi nella tragedia i momenti saranno sempre più sporadici.
Il secondo espediente utilizzato da Reeves è quello degli spezzoni di filmato che in alcuni punti interrompono la ripresa di Hud. Si tratta di immagini che contrastano in modo fortissimo con quelle che mostrano Manhattan venire distrutta. Grazie ad esse, il regista ha la possibilità di dare rilievo al rapporto che c'è tra i due personaggi principali e di cui pochi altri personaggi del film sono a conoscenza. Addirittura il film comincia con una sequenza di questo filmato, per concludersi con il doppio saluto degli stessi protagonisti: prima sotto le macerie del ponte di Central Park, poi in un parco divertimenti a conclusione di "una bella giornata".
Credo sarà difficile creare un filone da questo Cloverfield, proprio per la sua peculiare scelta stilistica, che già metterà a dura prova la resistenza di molti. Si tratta comunque di una pellicola molto valida e girata con una grande attenzione cinematografica. Di sicuro è molto più di quello che sembra.

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